APPUNTI DI VIAGGIO ...
di MARINA
Isiolo 21 luglio – 1 agosto 2006
Marina , Siro e Italo
21-07
Siamo arrivati a Nairobi in perfetto orario, Suor Giovanna ci stava già
aspettando ma Siro e Italo sono stati fermati alla dogana perché avevano
un grosso pacco che hanno dovuto aprire per dimostrare che non era niente di
pericoloso e per risolvere velocemente hanno dovuto pagare 50 € …sottobanco.
Poiché erano le 21 abbiamo dovuto trascorrere la notte presso la casa
delle suore all’interno del collegio della Consolata, a Nairobi, perché
non è prudente viaggiare di notte.
Il mattino successivo abbiamo attraversato Nairobi fermandoci
in diversi supermercati per acquistare i viveri necessari per il nostro soggiorno
a Isolo e 100 flaconi di crema protettiva per la pelle dei bambini poiché
il sole e il vento della savana creano fastidiose dermatiti.
Nairobi è una città piena di contrasti, come tutte le città
dell’Africa: i rioni di lusso si mescolano con le 5 bidonville in un amalgama
di culture e religioni.
Templi, chiese, cimiteri, grandi palazzi, aiuole curate, un campo da golf, case
diroccate si susseguono formando un puzzle assurdo in cui sembra che i pezzi
non possano mai combaciare …
Sopra a questa immagine un formicolio di uomini che si muovono a piedi, in bicicletta,
su autobus che portano merci e persone, carretti trainati indistintamente da
uomini o animali.
Ai bordi delle strade si vende ogni cosa su una interminabile fila di bancarelle
e baracche di legno che fungono da casa e laboratorio. Frutta disposta a piccole
piramidi ordinate, caschi di banane, letti, divani, abiti e qualunque altra
cosa commestibile e non, si avvicendano senza alcuna logica.
Al sabato si incontrano tanti pulmini (matato) stracarichi di persone, allo
specchietto laterale hanno legato un nastro rosso, simbolo che si stanno recando
ad un funerale.
La strada per arrivare a Isiolo è per lo più sconnessa ed attraversa
paesaggi diversi, più verdi dove c’è acqua , aridi per la
maggior parte.
Si incontrano tante pattuglie della polizia che stendono sulla strada delle
bande chiodate, obbligando il passaggio in un vano ristretto in modo da poter
fermare agevolmente per eventuali controlli.
Siamo giunti a Isiolo alle 16,30. Il paese a 1100 mt di altitudine , in mezzo
alla savana, è formato per lo più da case di legno, poche di cemento,
le uniche costruzioni “ belle” sono la chiesa, la sinagoga, la banca…
Anche qui come a Nairobi sembra che tutti vendano qualcosa.
Le strade di terra battuta sono sconnesse e piene di buche, non oso immaginarle
nei periodi di pioggia. Pezzi di plastica strappata invadono strade e dintorni
dando al panorama un aspetto inquietante. La gente cammina di continuo, non
si capisce dove vadano o cosa facciano, tutti hanno in mano sacchetti di plastica
che usano per metterci di tutto, dal gasolio per le lampade al latte !
Al distributore di benzina si incontrano ragazzini che annusano la benzina mentre
si fa rifornimento, perché questo odore attutisce i morsi della fame.
Qua e là bancarelle di Mirà, un erba che fa parte delle droghe
leggere permesse dallo stato , pare che dia un effetto di sazietà e un
po’ di inebriatezza.
Ovviamente sono nocive per la salute.
La missione delle suore è , in mezzo a tutto questo, un’oasi felice.
Pulita, ordinata, sembra di essere in Italia, peccato che anche qui ci sia il
problema dell’acqua, appena entrati vediamo tanti bidoncini gialli contenenti
la loro scorta idrica…(speriamo che ce ne sia un po’ anche per noi..)
La missione è divisa in due parti, una ospita di bambini più piccoli
dai 3 ai 6 anni, l’altra quelli più grandi fino al termine della
primary school , in tutto ci sono quasi 700 bambini che arrivano ogni mattina
per frequentare la scuola percorrendo anche svariati Km a piedi nella savana.
Le suore si occupano del loro nutrimento, della loro salute e formazione. Anche
la vita delle suore non è facile, pur ricevendo aiuti e contributi dagli
amici italiani e dalla loro congregazione, ogni giorno devono affrontare mille
difficoltà, dall’acqua insufficiente, le malattie ,la fame …
ai disagi delle persone che vivono nelle capanne accanto a loro. Far quadrare
i conti per poter garantire il minimo indispensabile a questi bambini non è
facile. Dedicano tutto il loro tempo e le loro energie a questi bambini, senza
mai risparmiarsi ma sempre col sorriso. Sono da ammirare.
Isolo pur essendo ancora distante dal confine con l’Etiopia
e la Somalia è considerato l’ultimo paese presidiato dalla polizia,
oltrepassato questo è solo savana, deserto e villaggi per lo più
di nomadi.
Per questo Isilo è un insieme di tribù diverse: Turkana, Samburu,
Meru, Borana….
Domenica siamo andati con Padre Barnaba Monene , parroco
di Kambiagiù, al villaggio di Leporama che dista circa 2 ore di gip da
Isiolo. Per arrivare abbiamo attraversato la riserva di Lewa, dove abbiamo incontrato
varie specie di di animali. Gli abitanti del villaggio erano già tutti
radunati in una radura sotto agli alberi, seduti su tronchi o su panche fatte
con fascine, in attesa della celebrazione della S.Messa.
Dopo aver confessato alcune persone P. Monene ha iniziato la celebrazione, animata
da canti ritmati dal battito delle mani e da movimenti del corpo. Al segno di
pace tutti hanno dato la mano a tutti, alla maniera africana, battendo mano
contro mano e stringendo, ovviamente si è creato un gran movimento…Prima
del termine della funzione ci sono stati vari interventi da parte di alcune
persone, per lo più uomini; le donne si limitavano ad alcune frasi.
P. Monene ci ha poi spiegato che gli esponevano le loro difficoltà e
gli chiedevano di recarsi da loro più frequentemente; hanno discusso
anche di temi religiosi.
Prima di salutarli abbiamo regalato a tutte le mamme con bambini piccoli golfini
e cappellini di lana, fatti da alcune donne di Serravalle che collaborano con
la nostra associazione ; sappiamo che li apprezzano molto perché il vento
specialmente di notte è freddo e i bambini hanno spesso bronchiti e malattie
respiratorie.
Quando parliamo di villaggi noi solitamente ci immaginiamo tante case vicine
ma non sempre è così; in questo caso si erano radunate persone
che vivono in capanne isolate, sparse nella savana, a parecchi Km di distanza
le une dalle altre. Alcuni posseggono capre o cammelli, altri,abitando vicino
ad una pozza d’acqua ,coltivano qualche verdura o legume.
Abbiamo diviso il pranzo con alcuni di loro e come già sapevamo ci hanno
evidenziato il loro problema più grande: la mancanza d’acqua. Per
cercare di risolvere in parte il loro problema abbiamo promesso di acquistare
un serbatoio da 1500 lt. in modo che possano avere una piccola scorta d’acqua
Nel pomeriggio ci siamo spinti all’interno della savana fino ad un promontorio
dove alcuni abitanti della zona hanno costruito dei bungalow di paglia ma molto
confortevoli in grado di ospitare turisti in cerca di emozioni di vita selvaggia
“LEWA WILDLIFE” è infatti il nome del luogo. Da qui si gode
di una vista incantevole sulla savana e sugli animali che la popolano.
Tornando ci siamo fermati a Kambiagiù dove abita P.Monene, qui sta costruendo,
col nostro aiuto, una casa di accoglienza per i volontari che si recheranno
a prestare la loro opera a favore delle missioni, soprattutto con lo scopo di
organizzare dei corsi di formazione professionale.
Nel villaggio esiste già una scuola e un tubo porta acqua dall’acquedotto
di Isolo, purtroppo anche qui non sempre c’è e comunque non è
sufficiente.
Siamo tornati alla missione a notte inoltrata : come sempre il vento solleva
nuvole di polvere rossa e il suo sibilo tra le capanne è l’unico
rumore che rompe il silenzio di queste notti profonde, qua e là nelle
case di legno lungo la strada centrale di Isolo qualche lampada a petrolio illumina
fiocamente i miseri interni.
Lunedì 25 siamo andati al mercato di Isiolo ed
abbiamo acquistato alcuni sacchi di fagioli, farina , zucchero , mais e scatole
di margarina ; nel pomeriggio li abbiamo insacchettati preparando così
120 confezioni di alimenti che abbiamo poi distribuito ad altrettante famiglie
particolarmente bisognose che vivono nelle capanne nei dintorni della missione.
Come promesso il giorno precedente abbiamo anche acquistato il contenitore da
1500 lt. per il villaggio di Leporama.
Verso sera siamo andati a salutare don Franco appena arrivato dall’Italia
, ora parroco di Gattinara, ma per lunghi anni ha operato in questi luoghi e
la sua esperienza e conoscenza del suaili ci è di grande aiuto.
Martedì mattina alle sei ci siamo recati alla
Messa in cattedrale presso la missione centrale di Isolo dove vive il vescovo.
Lungo la strada alle prime luci dell’alba abbiamo incontrato tantissime
persone in cammino : donne a prendere l’acqua o a raccogliere legna per
fare carbonella, uomini a cercar lavoro a giornata come spacca sassi , venditori
verso il mercato, ragazzi che si recano a scuola … è proprio vero
che in Africa si cammina sempre!
Dopo la Messa con padre Monene e don Franco abbiamo raggiunto il villaggio di
Akadeli: misere capanne sparse nella savana, abitate per lo più da Turkana
e pochi Somali .
Qui si condivide solo povertà e vento.
.
I bambini erano radunati sotto ad una tettoia di lamiera , seduti su sassi che
fungevano da sedie.
Nei giorni precedenti avevo giocato con i bambini della missione, sorridenti,con
tanta voglia di venirmi incontro per toccarmi i capelli e la pelle ridendo:
bambini poveri ma non affamati perché ricevono cibo dalle suore ogni
giorno. I bambini di questo villaggio, invece, molto magri, con la pelle avvizzita
dal sole e dalla mancanza di vitamine, per lo più scalzi, vestiti miseramente,
ricoperti da quella terribile polvere rossa che il vento solleva di continuo,
mi guardavano senza sorridere con un’espressione quasi di timore.
I loro sguardi profondi e dolci penetravano nel mio cuore con forza . Troppi
bambini soffrono, muoiono …non possiamo parlare di civiltà , di
progresso se permettiamo che nel mondo si muoia ancora di fame…
Mi sono sentita pervadere da una profonda tristezza ma loro non hanno bisogno
di lacrime, hanno bisogno di persone che vogliano aiutarli con determinazione
e con la consapevolezza che questi bambini hanno il diritto di vivere nella
loro Africa e non dover fuggire affrontando la terribile esperienza di profughi
nel mondo occidentale per sopravvivere.
Durante l’ultimo viaggio di febbraio a Isiolo,
eravamo venuti a conoscenza della difficile condizione di queste persone e avevamo
deciso di promuovere delle iniziative a loro favore. Per questo abbiamo parlato
con gli uomini del villaggio, così si sono delineate le loro difficoltà
maggiori che possono essere riassunte nella necessità di avere un pozzo
per l’acqua , perché ora le donne percorrono ogni giorno parecchi
Km per recuperare il minimo indispensabile per la sopravvivenza e una scuola
per i bambini.
Frequentare la scuola per questi bambini non significa solo avere la possibilità
di acquisire l’istruzione necessaria per migliorare in futuro la loro
qualità della vita ma anche ricevere cibo e cure mediche ogni giorno.
Noi abbiamo promesso di aiutarli.
Abbiamo subito consegnato dei sacchi di viveri, predisposto il progetto per
la scuola con l’accordo che noi finanzieremo il costo del materiale ma
la manodopera sarà eseguita principalmente da loro; vogliamo che si sentano
coinvolti, perché è un’occasione per imparare un lavoro
e soprattutto perché solo se sentono il progetto come loro, può
avere un futuro. Nei giorni successivi abbiamo acquistato già parte del
materiale occorrente per le fondazioni della scuola e iniziato le pratiche per
ottenere i permessi per lo studio di fattibilità del pozzo.
Abbiamo fotografato tutti i bambini del villaggio con la speranza di trovare
, al nostro ritorno in Italia, persone che vogliano adottarli a distanza così
da poter far fronte alle spese per il vitto, eventuali farmaci e materiale scolastico
per ognuno di loro.
Ora contiamo sui nostri sostenitori per realizzare questi nuovi progetti che
vanno ad aggiungersi a quelli già esistenti in collaborazione con la
missione di S. Maria di Loreto di Isiolo.
Lasciamo questi nuovi piccoli amici più sorridenti, sappiamo che nel
cuore di tutti loro, grandi e piccoli, si è accesa la speranza di un
futuro migliore.
E’ arrivata troppo presto l’ora di tornare
in Italia. Sono le 23. Prepariamo le valigie .
Fuori il vento soffia forte come sempre, ricorda un mare in tempesta. Si sente
il tetto cigolare. Le raffiche sono sempre più forti , pensiamo a quelle
povere capanne in questa infinita savana avvolta dalla polvere.
Terra bruciata, alberi secchi, cespugli spinosi e questo vento che ti schiaffeggia
con manciate di terra, eppure tutto questo ci è entrato nel cuore come
lo sguardo profondo dei bambini e ci fa dire : “ arrivederci Africa, a
presto “